Scuole Elementari "O. Marelli" - "G. Rodari" - "Via S. Giuseppe" 1° Circolo Cantù (CO)

La Monarchia

Nel primo periodo della sua storia Roma fu una MONARCHIA, cioè fu governata da RE, scelti fra le famiglie più nobili e ricche da un consiglio di anziani, il senato, che aveva il compito di assisterli nelle loro funzioni, ovvero stabilire le leggi e amministrare la giustizia.
I re inoltre erano i capi supremi dell' ESERCITO ed erano anche grandi SACERDOTI.

Roma sotto la monarchia assunse il dominio completo delle città vicine e si ingrandì: si costruirono case in muratura e templi dedicati agli dei. La città si arricchì di opere pubbliche come gli acquedotti e le fognature, le mura difensive e il Porto di Ostia.

 

gli acquedotti

   

La cloaca massima era un canale sotterraneo che raccoglieva le acque di rifiuto.

Le mura fatte costruire da Servio Tullio presso l'Aventino

I SETTE RE DI ROMA

I primi re erano di origine latina, gli ultimi invece erano etruschi.

ROMOLO: fondatore della città;

NUMA POMPILIO: sabino, portò pace e introdusse regole religiose;

TULLIO OSTILIO: iniziò le conquiste romane;

ANCO MARZIO: costruì il porto di Ostia;

TARQUINIO PRISCO: etrusco, sottomise i popoli del Lazio e si dedicò ad importanti riforme ed opere pubbliche;

SERVIO TULLIO: etrusco, fece cingere la città di mura;

TARQUINIO IL SUPERBO: etrusco, governò in modo ingiusto e venne cacciato. 

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La valle ai piedi del Palatino, uno dei sette colli di Roma, dopo essere stata bonificata e pavimentata,  divenne il FORO.

 

 Le classi sociali

 

La popolazione romana era divisa in due classi sociali. I PATRIZI erano i nobili e i ricchi proprietari terrieri. Essi ricoprivano cariche di governo ed erano gli unici a poter essere eletti senatori. I PLEBEI erano gli artigiani, i contadini e i pastori: pagavano le tasse, dovevano fare il servizio militare e non potevano essere eletti alle cariche politiche. Alla fine delle guerre i prigionieri diventavano SCHIAVI ed erano usati per i lavori più pesanti. I territori conquistati erano divisi tra i patrizi, mentre i plebei spesso si ritrovavano più poveri di prima.

Così un giorno i plebei si riunirono sull'Aventino, uno dei sette colli di Roma, lasciando Roma indifesa e minacciata dai nemici.

Menenio Agrippa, un patrizio stimato dal popolo, riuscì a convincere i plebei a tornare a Roma. In cambio essi ottennero due cose importanti:

leggi scritte, grazie alle quali potevano difendere i loro diritti;

il diritto di eleggere due rappresentanti nel senato che li difendessero dalle ingiustizie: i tribuni della plebe.